Antico portale ad arco in pietra del Barchetto della Pineta a Poggio alla Malva, sul Montalbano
Portale del Barchetto della Pineta, Poggio alla Malva (Carmignano) — foto: Massimilianogalardi · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Alzando lo sguardo da Poggio a Caiano verso ovest, l'orizzonte è chiuso da una lunga linea di colline boscose: è il Montalbano, la dorsale che separa la piana di Firenze, Prato e Pistoia dalla Valdinievole e dal Valdarno. Su queste colline i Medici costruirono ville, piantarono vigne e, soprattutto, crearono una delle più grandi riserve di caccia della Toscana granducale: il Barco Reale. Ecco come scoprire questo angolo di territorio, a pochi passi dagli appartamenti di La Medicia Homes.

Una dorsale tra tre province

Il Montalbano si estende per circa 16.000 ettari tra le province di Pistoia, Prato e Firenze, lungo un asse orientato da nord-ovest a sud-est per oltre venti chilometri. Non è una montagna nel senso alpino del termine: la cima più alta, il Cupolino, raggiunge i 641 metri. Proprio queste quote dolci ne fanno un territorio accogliente, dove si alternano boschi cedui di castagni, lecci, cerri e roverelle sulle parti più alte e, più in basso, coltivazioni intensive di vite e olivo.

Sulle sue pendici sorgono borghi come Carmignano e Artimino, e anche Vinci, il paese natale di Leonardo, sta sul Montalbano: a lui e ai suoi luoghi abbiamo dedicato la guida Vinci e i luoghi di Leonardo.

La storia del Barco Reale

Il Barco Reale fu istituito ufficialmente nel 1626, sotto il granduca Ferdinando II de' Medici. Era un'immensa riserva di caccia di oltre 4.000 ettari, che comprendeva gran parte dei territori di Carmignano e Poggio a Caiano e si spingeva da Poggio alla Malva verso Faltognano, da Sant'Amato a Porciano, fino a Bacchereto e Artimino. Il cuore della riserva era la villa di Artimino, la Ferdinanda, raccontata nella nostra guida Artimino e la Villa La Ferdinanda.

Il territorio era protetto da regole severe: guardie incaricate della sorveglianza, pene dure per i bracconieri e un taglio regolato dei boschi. All'interno vivevano cinghiali, lepri, cervi, daini e numerosi uccelli, destinati alle battute di caccia della corte. Con il passaggio del Granducato ai Lorena la gestione della riserva divenne sempre più onerosa, finché nel 1772 il granduca Pietro Leopoldo decise di abolirla, aprendo la strada a nuove forme di uso agricolo del territorio.

Il muro: cinquanta chilometri di storia

Ciò che rende il Barco Reale unico è il suo recinto. La riserva era delimitata da un muro in bozze di arenaria tenute insieme dalla calce, lungo circa 50 chilometri: ogni strada o corso d'acqua che lo interrompeva era chiuso da cancelli, per impedire agli animali di uscire. Dopo l'abolizione della riserva il muro andò incontro a un lento degrado, ma ancora oggi, nei boschi del Montalbano, ne restano tratti ben conservati e semplici tracce per circa 30 chilometri.

Delle antiche porte è sopravvissuta quella del Barchetto della Pineta, a Poggio alla Malva: il Barchetto era una riserva più piccola, nata alcuni decenni prima del Barco, e il suo portale ad arco in pietra è oggi una delle testimonianze più suggestive di questa storia. Nella zona della Serra, invece, si conservano tracce di un acquedotto mediceo.

Consiglio pratico: per cercare i resti del muro nei boschi indossate scarpe da escursione e portate con voi acqua e una mappa dei sentieri; molti tratti si trovano su strade sterrate e in aree private, quindi informatevi presso il Comune o le associazioni locali sui percorsi accessibili.

Vino, olio e paesaggio

Il Barco Reale ha lasciato il segno anche nel bicchiere. Nel 1716 il granduca Cosimo III emanò un bando che delimitava le zone di produzione di alcuni vini toscani, tra cui quello di Carmignano, considerato uno dei primi esempi storici di tutela dell'origine di un vino. Oggi il Montalbano è terra di Carmignano DOCG e di Chianti Montalbano, e una denominazione porta proprio il nome della riserva: il Barco Reale di Carmignano DOC, prodotto nei comuni di Carmignano e Poggio a Caiano. Sulle colline si produce anche l'olio extravergine IGP Toscano con menzione Montalbano. Per approfondire, leggete Il Carmignano DOCG: il vino dei Medici sul Montalbano.

Chi ama esplorare in auto o in bicicletta può seguire la Strada dell'Olio e del Vino del Montalbano, un itinerario che tocca Vinci, San Baronto, Larciano, Monsummano, Quarrata, Carmignano e Artimino tra boschi, vigneti, oliveti, ville e testimonianze etrusche. Il Poggiarello, in zona semicollinare e panoramica, è un buon punto di partenza per queste escursioni.

Le colline dei Medici, a due passi

Dopo una giornata tra i boschi e le vigne del Montalbano, tornate a riposare alla Nicchia Incantata o al Poggiarello, nella quiete di Poggio a Caiano.